Come se non bastasse, pure il nostro glorioso cinema si piega al volere dell'importazione creativa, dopo anni di glorioso export. "Benvenuti al sud" è il rifacimento più o meno fedele, con accorti accorgimenti, di un film francese di straordinario successo saltato fuori dalla bacchetta magica di Dany Boon. Trattasi di "Giù al Nord"; commedia uscita in sordina, impostasi con un inatteso trionfo al botteghino internazionale qualche stagione fa. A sostegno di un chiodo fisso degli esercenti che attesta il contributo essenziale della commedia scacciapensieri per l'incremento dei biglietti venduti, ecco allora da casa Medusa (che aveva fiutato subito l'aspetto remunerativo dell'operazione) un'allegra variante sugli atavici dissapori fra nordisti e sudisti, polentoni e terroni. Luca Miniero, che pure aveva dedicato all'argomento il suo film d'esordio "Incantesimo napoletano" (dove una vispa bambina napoletana accusava strane ed anomale tendenze settentrionali), coglie la palla al balzo e si affida più che agli equivoci linguistici del modello originale al brusco adattamento di un direttore milanese spedito in trasferta punitiva in un ameno paesino vicino Napoli. Tutta la comicità che ne deriva parte quindi dall'inevitabile scontro di usi e costumi. Alberto (Claudio Bisio) è infatti un direttore d'un ufficio postale in provincia di Milano che, per essersi ignobilmente finto disabile per uno scatto di qualifica, è costretto a lasciare casa e famiglia per un posto di direttore in una filiale di Castellabate. Qui trova ospitalità e conforto ma il suo cuore, raffreddato dalla diffidenza e rattristato dalla nostalgia per la nebbia e il gorgonzola, reagisce male. Nonostante i suoi colleghi affettuosi, dal postino Mattia (Alessandro Siani), alla bella impiegata Maria (Valentina Lodovini), ce la mettano tutta per scacciare le sue paure, Alberto si mostra ostile e negativo. Ma durerà poco: il sole, il mare, l'allegria e i rapporti umani contribuiranno a fargli cambiare idea. A questo punto a spaventarlo inevitabilmente sarà l'imminente ritorno al grigiore della sua vita da settentrionale e pur di nascondere alla moglie la sua felicità, si vedrà costretto a chiedere aiuto ai suoi concittadini per camuffare quell'oasi felice in quel pericoloso ed invivibile territorio come era stato immaginato.
"Benvenuti al sud" è un film vecchio stampo: commedia gradevole e simpatica, priva di volgarità, tutta poggiata sulle spalle di un Claudio Bisio incontenibile (quasi sempre tradito dalle strane alchimie del cinema) e divertente come non lo si era mai visto prima. Ad una parte frenetica con goffe situazioni da slapstick, ne segue un'altra piuttosto rallentata e tirata per le lunghe che in definitiva non ne compromette il bilancio. Miniero di sicuro non si è posto il problema del realismo: l'esasperazione di alcune trovate che strizzano l'occhio al gusto per l'assurdo fanno del suo film un modello ideale per soddisfare le aspettative del pubblico della domenica. I malumori secessionisti sono tenuti a bada dagli scontri fisici e verbali fra gli uomini d'amore e gli uomini di libertà che sembrano saltati fuori da un fumetto (come ebbe a definirli Luciano De Crescenzo in una splendida lezione in "Così parlò Bellavista" dove alla diatriba fu dedicato un capitolo intero). Se nel direttore polentone sembra di ritrovare il Cazzaniga venuto a mettere ordine all'Alfasud, nei vari caratteristi utili alla causa sembra di ritrovare il gusto genuino di un cinema che purtroppo i nostri produttori hanno smesso di fare: dall'interlocutore Alessandro Siani che molto candidamente si svincola dal benefico fantasma Troisi, a Giacomo Rizzo e Nando Paone. Per la gioia delle Commission che contribuiscono ad oliare la complessa macchina cinema la costiera ci fa un bel figurone: per la ridente Castellabate partiranno torpedoni carichi di curiosi villeggiatni. "La gente vuole ridere", dice con orgoglio uno spettatore pagante. Ma la gente deve pur riflettere se è vero che a pochi passi da quel belvedere che bacia il mare c'è un'altra Napoli, un'altra Campania più cupa dei timori settentrionali filtrati dall'eccesso degli stereotipi. Non è un caso che fra gli autori di questo allegro rifacimento ci sia Massimo Gaudioso, cosceneggiatore di "Gomorra", complice grato di un Sud molto diverso da quello mostrato da Miniero, con il benvenuto strozzato dall'angoscia.
Cinema Impero, Trani - 3 Ottobre 2010 |